Alessandro Quaranta, ESSERE MENO

Alessandro Quaranta, ESSERE MENO a cura di Francesca Busellato

Prisma Studio, dal 7 al 30 Aprile 2022

dal comunicato stampa : nell’ambito della ricerca di Alessandro Quaranta l’attenzione allo sguardo è tema centrale. Da sempre l’artista torinese si è approcciato al video, suo mezzo principale di espressione, come strumento privilegiato per una ricerca sul ruolo della visione e della percezione della realtà, e sulla sua conseguente trasmissione. Negli anni si è concentrato sulle relazioni che intercorrono tra soggetti e spazio, producendo video in ambienti naturali e a contatto con la natura, registrando anche situazioni e contesti sensibili, a partire dai margini e dai confini- naturali e politici, materiali e immateriali e interagendo anche con i bambini e gli adolescenti in progetti nelle scuole. Nel 2017 Quaranta ha vinto una residenza artistica al CAIRN Centre d’art di Digne Les – Bains in Francia, che è stata l’occasione per sviluppare una ricerca anche con gli studenti di una scuola francese. L’artista ha trascorso diverse settimane nella riserva geologica della Haute Provence, un contesto dal profondo impatto naturalistico, dove ha svolto un laboratorio sull’imitazione del suono degli animali in natura per poi produrre anche un video. Per fare ciò ha sviluppato un progetto con i bambini di una scuola materna di Digne-les-Bains, con il supporto di una logopedista, poiché tra di essi c’erano anche alunni con disturbi del linguaggio; il laboratorio è stato proposto nell’ottica di coinvolgere il più possibile anche i soggetti con disturbi dell’apprendimento. Obiettivo generale è stato lavorare sull’ascolto e sulla percezione e riproduzione dei suoni, in particolare su quello degli uccelli in natura.

A seguito di tale esperienza Quaranta si è spinto in un’acuta e profonda riflessione sul tema dell’attenzione e ha costruito un progetto di ricerca, risultato vincitore dell’Italian Council 2020 del MIBACT, volto a coinvolgere i soggetti affetti da ADHD. I presupposti teorici e filosofici che muovono l’artista, partono da una riflessione sulla sua modalità di osservazione e ascolto della realtà, quasi una sospensione del sé (partendo dalla riflessione filosofica di Simone Weil e dai temi della meditazione e concentrazione).

Tale occasione si dimostra ideale per intraprendere un percorso in un ambito della ricerca a lui nuovo: sottrarsi a livello di autorialità, non imporre lo sguardo dell’artista, Essere meno e porsi al servizio di un osservatore diverso, allo sguardo di chi è affetto da disturbo dell’attenzione e dell’iperattività, i soggetti appunto tecnicamente definiti ADHD. Inizia così un vero e proprio viaggio che parte con un bagaglio fatto di esperienze che vengono dal mondo dell’arte e che si arricchisce di un nuovo vocabolario, a partire da un ragionamento filosofico sul sottrarsi e lasciarsi guidare alla visione, per approdare alla pedagogia e alla neuropsichiatria, al valore assunto dal tempo e dal corpo nella dimensione dell’apprendimento.

Il percorso di studio coinvolge attivamente un bambino di età scolare con disturbo dell’attenzione, con cui Quaranta costruisce un dialogo mediato dal video, in cui il protagonista dell’esperienza viene coinvolto in un gioco sperimentale, che ha l’obiettivo di stimolare la sua capacità di concentrazione, osservazione e ascolto della realtà. Quaranta svolge una serie di incontri all’aperto, in un parco di Torino, dove l’esperimento è fatto di percorsi da superare, tenendo in mano una ciotola piena di acqua e caffè, osservando la realtà con delle maschere di carta (costruite dall’artista per orientare e disorientare la visione), giocare con dei sassolini per fare dei buchi nell’acqua per osservarne gli effetti sullo schermo di un tablet, orientarsi nello spazio del parco solo con una traccia sonora. Anche lo strumento video è messo in mano al bambino perché possa essere lui stesso autore della sua visione e per stimolarlo alla concentrazione, invitandolo a filmare un oggetto da lontano per poi avvicinarsi lentamente.

La ricerca di Quaranta prosegue all’estero, in Spagna al CRA’P di Mollet de Valles, dove lavora con altri bambini. Inizialmente con delle ragazzine che non hanno deficit di attenzione e che frequentano un centro di danza: a loro propone delle immagini con cui confrontarsi assegnando a ciascuna un colore che poi viene proiettato in movimento su uno schermo. Al momento della comparsa del colore ciascuna bambina deve entrare in un campo delimitato sul pavimento, come se fosse lo schermo stesso, e muoversi seguendo lo stesso percorso del rettangolino colorato che osservano proiettato sul muro. Si attiva la necessità di una particolare attenzione, di consapevolezza e coordinazione di gestione del corpo nello spazio: capacità non scontate nemmeno per chi non ha disturbi cognitivi o motori.

Quaranta coinvolge successivamente 3 ragazzini catalani con disturbo dell’attenzione in un gioco al chiuso. Come degli scienziati/esploratori i bambini si immergono in uno spazio buio per un esperimento: filmare nella quasi oscurità una serie di misteriosi oggetti. Ad ogni bambino viene assegnato un ruolo: chi filma, chi tiene una piccola lampada che permette di illuminare, chi descrive a voce agli altri le immagini raccolte e proiettate sul muro, ciò che la telecamera osserva. Si tratta di un lavoro cooperativo in cui i bambini per 20’ rimangono concentrati osservando degli oggetti che si rivelano nella loro fragilità (una mela rosicchiata o un esoscheletro di libellula) e che sembrano apparentemente insignificanti. Da qui ne è nato anche un blog in cui Quaranta ha inserito i video realizzati dai bambini.

Tale esperimento rivela nella sua semplice modalità il senso di tutta l’operazione sperimentale e artistica di Quaranta in forma estremamente poetica grazie al suo delicato approccio. Lo scopo di questa ricerca è quello di individuare e sollevare le potenzialità ancora inesplorate delle pratiche sperimentali del video come strumento pedagogico, destabilizzando il dispositivo tecnologico dalla sua funzione d’intrattenimento, per recuperarne una di conoscenza e autocoscienza attraverso un approccio contemplativo. Assorti dalla missione sperimentale i bambini riescono a concentrare il loro impegno in un’attività per tempi molto più lunghi di quelli a loro normalmente possibili.

Il progetto che punta a ragionare sul valore dell’ascolto e della contemplazione ha conferme nelle ricerche portate avanti da diversi studiosi in ambito psicopedagogico e in particolare dal modello Shane del Video Modeling una tecnica che prevede “l’apprendimento attraverso l’osservazione per stimolare l’acquisizione di alcune autonomie personali e di alcuni concetti linguistici come i verbi” (Solari, Observational Learning e Videomodeling interattivo, 2020). Dagli studi e dai progetti portati avanti dal professore emerge l’efficacia dell’uso del video nella riabilitazione per i soggetti con spettro autistico. Il professore ricorda come il disturbo dell’attenzione sia un disturbo centrale in tutti i disturbi del neurosviluppo: sia che il soggetto sia autistico, sia che sia iperattivo, sia che il soggetto abbia delle difficoltà intellettive e sociali, il problema dell’attenzione è centrale. Sul fatto che il video possa rappresentare un aiuto per migliorare le proprie capacità di attenzione è indubbio. In particolare la tecnica del video modeling di Shane, che prevede l’auto-apprendimento attraverso l’imitazione, ha prodotto efficaci risultati, come si evince da vari studi di Bandura, che è stato il primo a introdurre il concetto di apprendimento per imitazione, e a lui sono seguiti molti esperimenti e ulteriori autorevoli studi. Lo stesso Solari ricorda come Bandura osservi come i bambini acquisiscano meglio un’ampia quantità di abilità non dalle proprie esperienze per prove ed errori ma osservando altre persone che compiono determinate azioni (Solari,Observational Learning e Videomodeling interattivo, 2020).

I due lavori di Quaranta offrono quindi un’occasione perfetta per la costruzione di un dialogo e confronto tra due mondi: l’arte contemporanea, la pedagogia e la psicologia della riabilitazione. Il ragionamento però apre oltre lo spazio riabilitativo all’attenzione in generale, a come la collettività quotidianamente sottoposta a innumerevoli stimoli soprattutto visivi, reagisce davanti alla lentezza e pone degli interrogativi a tutti.

Quaranta propone anche un video autoriale, Incanto. L’immagine si presenta in assenza di luce, di notte, con immagini in sequenza. Lo spazio intimo viene rivelato da una flebile luce di un’abat-jour, che rivela il volto di una bambina. La luce rivela un corpo, che si riflette su altre superfici, sembrano fatti della stessa materia. Il suono che accompagna il video è reale, morbido, contemplativo il movimento è lento.
Incanto comporta una riflessione, una particolare attenzione: è un lavoro sullo sguardo e tempo che implica anche il corpo. Costringe l’osservatore a una particolare attenzione, ad avere pazienza. I lavori di Quaranta sono espressione di una profonda ricerca nell’ambito della visione che non si sottrae a un confronto con mondi a lui estranei ma anzi diventano degli stimoli e degli indicatori della nostra contemporaneità.

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